Materia

Forse dentro, ognuno di noi, ha delineato in modo preciso le proprie necessità emotive. Una sorta di codice, che rappresenti il filo conduttore delle proprie necessità. Sin da piccoli in un continuum di delicati incontri e fortunati eventi. Eppure proprio coloro che ti hanno dato la vita possono essere totalmente impreparati a ciò che chiedi e creare dei vuoti, perenni, varchi, profondi, incapaci di provvedere a te. Al tuo mondo emotivo. Saturando ogni possibile risposta  e mandando in corto circuito delicati ingranaggi. Una parola in superficie, una gretta innocente meschinità e sei espulso da un mondo, dal mondo che cerchi da sempre. Dal mondo che non avrai e che non ti avrà.

Nel mezzo

Collocarsi all’interno o all’esterno di qualcosa non cambia la sua presenza ne tantomeno la sua essenza. Non è eludere lo sguardo,  la soluzione. Una via tortuosa, che imparia a conoscere, ti porta in una radura e lì la direzione che credevi tracciata e’ persa e perduta. Ma non c’è’ riposo. Alle tue spalle i mille rivoli tracciati, le indicazioni ascoltate, gli aneliti del percorso ti investono, ti percuotono. Strattonano le tue vesti, rendono fruste i tuoi lunghi capelli. Resistere alla pressione non è possibile o non lo è per molto. Ma tutto deve cessare per lasciare libero il tuo sguardo di posarsi ancora ed ancora  ed ancora.

Riassumere

Se vuoi qualcosa, prepotentemente, caparbiamente, dove lo poni il limite. Dove collochi lo stop. Chi è colui, colei che raggiungi per cogliere le sfumature del lecito. In ogni luogo una soave paura. Ed un ignorare ostinato . Lo sguardo fisso, cammini sulle aiuole, calpesti le macerie, strappi teli intrecciati d’intenti. Il sudore di un’intera esistenza può non bastare.

Aspettando

Aspettando.. un tempo nuovo

Aspettando…un ascolto stupito

Il sentore di un respiro profondo che non termina allo sguardo. Entra entra e scende per poi esprimersi in un sorriso che attraversa e rigenera. Il nuovo. Oggi.

Il vento

Mi fermo e lo sento. È qui ed ora. Adesso. Non ci sono altri sguardi. Un altrove da sentire. Basta immergersi, lasciarsi sopraffare inermi. Donarsi all’ascolto. È tutto qui. Come sempre. Pronto da cogliere. È una carezza soffice, un guanto caldo, un flauto sottile. Parla una lingua sconosciuta che capisci, con chiarezza. Si espande lento e delicato, con la forza inarrestabile di un’onda calda, nel tuo corpo. Lo pervade, lo solleva, lo anima. Dona un ritmo intenso al tuo respiro, lo collega alla vita, crea a circuiti di esistenze più affini, più vere. Il pensiero poi, si investe di un vento fresco e leggiadro, si intrufola divertito nei vecchi schemi e spazza, spiazza, libera. Scegliere a partire da qui. Non scordare. Più.

Perdersi 

nodo

Se ti accovacci in quel modo, se le tue parole sono confuse, se non capisco dove stia la verità, io perdo i confini. Colma di inquietudine perdo la separazione fra me e te. Un fluido fresco, sintetico, ambiguo si frappone. Io non penso. E non esisto senza un pensiero generante. Un migrare di significati. Risucchiata dalla densità vischiosa del nostro stare in relazione, del nostro essere nel momento. Non ho la forza per contrappormi e guidarti all’esterno, di te , di noi, di questo incastro. Una permeabilità dolciastra, tossica, che non ho la forza. Non più o non ancora, non so. Mi spiace.

Acciaio

Entrambe le mie mani sono occupate. I miei occhi riempiti. Traboccanti. Camminiamo sicuri, perfetti, pieni. È un pezzo ma rappresenta il tutto. Una sfera perfetta. La fragilità in un istante d’acciaio.